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Editoriale

A sinistra, una lista per Tsipras

Europee. C’è una terza via tra chi vuole distruggere l’Unione e chi vuole mantenerla così com’è

Alexis Tsipras per il manifesto

L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere.
La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall’alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità.

A meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.
Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente.

Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un’ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.

Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d’Inghilterra o dalla Fed, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.

Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.

Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro.

Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze».

Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura.

Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese – gli Stati uniti – che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.

Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.

L’Italia al bivio
Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.

Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana.

Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.

Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (Gue-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.

Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.

*** Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale

Oggi rendiamo pubblico questo appello corredato dalle sole firme dei suoi estensori. Nei prossimi giorni renderemo pubblica la lista delle adesioni che si stanno raccogliendo.

domani
  • mariof

    Ammetto che immaginare una cambiamento di politica economica in Europa grazie alla spinta progressista affidata a Tsipras e confortante, ma pensare che un’altra eurozona sia possibile, con dentro questa Germania, è un’ingenuità. Trasformare la BCE in una FED, mi si perdoni la semplificazione, è un sogno impossibile: in USA il bilancio federale destina il 30% del suo budget ai trasferimenti dalle zone ricche a quelle disagiate, trasferire questa logica nell’eurozona significherebbe chiedere alla Germania di destinare quasi il 10% del suo PIL ai paesi periferici, questi trasferimenti sono la normalità all’interno di qualsiasi stato ove persista un’identità nazionale, cosa tra l’altro messa in discussione, da noi, dalla Lega. Ciò sarebbe inaccettabile per la Germania, in quanto la cifra è insostenibile e per noi, periferia europea, perché dovremmo assoggettarci a tali e tante limitazioni di sovranità da trasformarci da satellite in protettorato.
    Un’unione monetaria ha una sua logica intrinseca che non dipende dalla buona volontà di sognatori ma da dinamiche ormai consolidate. Prescinderne ci porta ad ulteriori inestricabili guazzabugli.
    .

  • Giacomo Casarino

    Su Tsipras e sull’insieme dell’articolo, d’accordo, ma non bisogna
    affibiare all’esponente greco un programma elaborato ad hoc non si sa da chi
    (la Repubblica dei filosofi?), visto che la lui un programma ce l’ha già,
    essendo stata la sua candidatura espressa in primis dal Partito della Sinistra
    Europa a Madrid. Possiamo sottolineare, in relazione all’inconsistenza della
    sinistra radicale, dunque all’eccezione italiana ( non così la Spagna, il
    Portogallo, la Francia. la Germania, ovviamente la Grecia), certi aspetti
    piuttosto che certi altri. La contrapposizione
    società civile-partitini non è esaustiva, anche perché larga parte della
    sinistra diffusa non si riconosce in quelle formazioni, ma non è neppure
    riducibile a “cittadinanza attiva”, è qualcosa di più: spesso il suo
    atteggiamento elettorale è di “astensionismo attivo” (socialmente). Un
    problema di metodo, che è anche di contenuto, invece esiste, eccome, e non si
    può eludere, come appare in questo appello: con quali passaggi ha da formarsi
    questa lista, con quali procedure e garanzie? Specie se deve essere costruita e
    ratificata “dal basso”, come in molti crediamo (e che è l’unico modo
    efficace per tutelarsi dall’intromissione degli apparati partiti evocati)? Le
    liste civiche, senza padri né madri, in Italia non hanno mai goduto di buona fortuna,
    dobbiamo dircelo. Comunque, avremo modo di verificare se il richiamo di una
    classe intellettuale di “illuminati”(???) avrà un appeal superiore a
    quello esercitato dalla simbologia e dalla tradizione ideologica: se ne può
    dubitare.

  • MM

    Per un’Europa finalmente democratica, in cui eguaglianza e giustizia sociale siano principi basilari. Non bisogna lasciare le critiche all’Europa solo in mano alle destre nazionaliste, bisogna portare avanti una critica da sinistra in chiave internazionalista e progressista. Più Europa, più cessioni di sovranità.

  • max

    Finalmente qualcosa si muove! Ormai la candidatura di Tsipras e il sostegno al GUE raccoglie un consenso ampio. Speriamo che stavolta a sinistra ciascuno sappia far prevalere l’intelligenza di valorizzare ciò che unisce piuttosto che la tentazione di porre veti.

  • Carlo Moriggi

    ..10% del suo pil? Non restituirebbe altro che il maltolto!

  • yurjprc

    Nessuno di quelli che hanno lanciato l’appello ha mai raccolto firme contro le riforme fornero, distribuito volantini.

    Invece alcuni di loro hanno fatto appelli al voto per PD/SEL alle elezioni politiche del 2013.

    Sono credibili politicamente? Ci mettono la faccia? Mettono i soldini? no, ovviamente metà di loro sta nel gruppo dell’Espresso, o sono professori.

    Tutto tranne che lavoratori o gente che si sbatte nelle lotte.

  • A Porru

    Da militante PRC (che ha raccolto firme, distribuito volantini, etc etc…) ti dico che, secondo me, se riusciamo a portare sulle nostre posizioni gente che ha fatto altre scelte in passato è da considerare comunque un buon risultato. Tenendo presente che dietro a loro probabilmente verranno anche persone attive sul territorio che un paio di volantini, una volta o due, li hanno dati.
    Sono richieste, credo, in buona parte ragionevoli o comprensibili (i partiti hanno facoltà di esprimere propri candidati, gli eletti saranno nel gruppo GUE-NGL).
    Ovviamente, se sono richieste trattabili in modo tale da dar soddisfazione a tutti quelli che partecipano alla lista si può lavorare. Se non sono richieste trattabili, si lasciano i professori barricati dove sono, con i loro ostaggi e le loro richieste, e si prosegue altrimenti.

  • gg.coretti

    Sono un ex-professore e un ex-sessantotesco (non sessantottino perché mi sembra un termine riduttivo per chi ha affrontato i lacrimogeni della “pula”, rimandando la laurea di qualche anno) e attualmente sto con ALBA e, in particolare, con le tesi di Marco Revelli che, scusa se è poco, è figlio di quel Marco che si è “sbattuto” nella Resistenza. Vedi un po’ tu.

  • gg.coretti

    “Dubito ergo sum”

  • Nicola Mario Basile

    Ottima proposta. L’unica strada giusta per un’iniziativa innovativa, radicale e speriamo efficace a sinistra. La lucidità e la coerenza dei firmatari fanno ben sperare.

  • Teodomiro Dal Negro

    Questa è la posizione di quelli che hanno fatto fallire la lista Ingroia alle scorse elezioni politiche (peraltro ancor prima delle elezioni): un’invasione manu militari degli apparati di partito nei movimenti non rendendosi conto di quanto sono conservatori, retrogadi e per niente lungimiranti. Il risultato? Una valanga di voti al comico genovese. Bel risultato!

  • mariof

    Certo che è maltolto, facendo dumping salariale ai suoi operai e mercantilismo con noi periferici, ma alla Merkel glielo facciamo dire da Tsipras in nome del comune popolo europeo?

  • mariof

    “Da militante PRC (che ha raccolto firme, distribuito volantini, etc etc…) ti dico…” che l’euro è uno strumento del capitale, se lo difendi sei oggettivamente alleato del capitale. Altra cosa è volere un’Unione europea democratica e fondata, magari, sul lavoro. Se non ci si libera dall’equivoco saremo sempre portatori d’acqua della destra finanziaria. (se lubrifichi la ghigliottina del nemico, prima o poi, ti “accorciano”)

  • yurjprc

    commento senza un senso logico. Abbiamo perso perché Ingroia e buona parte di rivoluzione civile strizzava l’occhio al PD, e i voti quindi sono andati a Grillo.

    Rifondazione si è sacrificata già una volta per creare condizioni unitarie a sinistra, non siamo santi e martiri però, porta rispetto per chi ha fatto.

  • yurjprc

    la repubblica dei figli di qualcuno, in effetti, hai ben sottolineato.

    Altri interventi pieni di contenuto come questo?

  • yurjprc

    Sei sicuro siano le nostre posizioni? A me pare solo un’operazione per far stare chi è contro il PD da sinistra, in alleanza con il medesimo tramite il proxy Sel.

    L’unico modo che abbiamo per fare una lista assieme a questi è raccogliere 150.000 firme per noi, per una nostra lista. E poi si contratta senza il ricatto poiché Sel con la presenza in parlamento non deve raccogliere firme per se o una lista a cui partecipa, anche cambiando simbolo, è scritto nella legge elettorale per le europee.

  • gg.coretti

    Al momento sono troppo incazzato per l’accordo tra Renzi e Berluscazz e rischio di scrivere solo insulti. Devo lasciare che mi si raffreddi il cervello per usare toni polemici, ma degni di essere letti. A presto.

  • cristina anna

    Condivido il progetto TSIPRAS senza se e senza ma è l’unica speranza per la sinistra in Europa e per la sua sopravvivenza come soggetto politico

  • Russeau

    Tsipras è l’unica vera “luce in fondo al tunnel” per l’Europa, non gettiamola!