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Editoriale

Così lontano, così vicino

Restiamo umani. Due anni fa la vita di Vik, così preziosa per tutti noi, è stata recisa da mano assassina. E la questione palestinese sembra scomparsa dall'agenda del mondo. Noi per lui. Non per noi

«Non era un eroe, né un martire, solo un ragazzo che credeva nei diritti umani», con queste parole e questa convinzione che ha spesso ripetuto, oggi Egidia Beretta Arrigoni accoglierà nel piccolo comune di Buciago tutti quelli che arriveranno nel cuore della Brianza – speriamo in tanti – a ricordare Vittorio Arrigoni. Per non dimenticare Vik, per continuare a vivere con lui, non con la sua memoria lontana ma con le sue opere vicine, fertili e indistruttibili.

Due anni fa la sua vita così preziosa per tutti noi è stata recisa da mano assassina. Chi ha materialmente ucciso Vik forse nemmeno era pienamente consapevole del danno profondo che avrebbe provocato al suo popolo e a quel vasto, irriducibile ma sempre più inascoltato movimento internazionale di solidarietà per i palestinesi ancora sotto occupazione militare.

Oggi il manifesto, il giornale di Vik che vedeva la solitudine e il dramma dell’inferno di Gaza attraverso i suoi occhi e che non ha smesso d’investigare sulla sua morte così dolorosa, ha testimoniato fin dentro l’oscurità della prigione di Gaza la vergogna e l’infamia di chi ha orchestrato quella morte. Perché noi non abbiamo smesso di cercare la verità e di pretenderla.

La vita di Vittorio, come quella dei palestinesi, si è consumata e si consuma nel sangue e, in troppi vorrebbero, anche nel silenzio. Solo nel novembre scorso l’ennesima offensiva di bombardamenti aerei ha squassato quel che resta di vitale nell’inferno della Striscia. E la litania dei bombardamenti è continuata fino ai nostri giorni. Ora che il cuore palestinese, lo sappiamo, è spaccato almeno in due parti.

Oggi, dopo lo svelamento delle rivolte arabe e l’emergere dell’islamismo integralista politico e di potere, l’addio a quelle che chiamavamo «primavere arabe» è sotto gli occhi di tutti.

Com’è sotto gli occhi di tutti che la madre di tutte le crisi, la questione palestinese, non solo non è risolta ma giace in disparte e non è più nemmeno all’ordine del giorno dei potenti del mondo, dopo tante promesse e chiacchiere che hanno solo salvaguardato fin qui il dominio degli occupanti israeliani. Mentre nell’agenda politica la parola pace e quella che non solo semanticamente le si contrappone, vale a dire la guerra, nemmeno compaiono.

Ma noi ancora siamo a testimoniare, a tenere le posizioni, con la stessa serenità, intelligenza, raffinatezza e originalità di Vik, che c’è un vento che cresce nel suo amato Mediterraneo, quello impetuoso di speranza ed amore per i senza voce, per gli oppressi, per i dannati della terra, i nuovi protagonisti di una democrazia sostanziale che ci chiama direttamente in causa. Restiamo umani.

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