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Editoriale

Domani un numero speciale sull’Asia, gratis

il manifesto e China Files. Domani un numero speciale, solo per iPad, sull'Asia. Un numero zero, gratuito, per scoprire e capire, criticamente, il continente decisivo per la storia di questo secolo

Giappone, Osaka

Il manifesto, il nuovo corso, è una scommessa di per sé. Abbiamo voluto aggiungerne un’altra: un numero speciale per iPad focalizzato sull’Asia, in collaborazione con China Files. La nuova scommessa vuole tentare di uscire dalla crisi, almeno culturalmente, con uno sguardo capace di capire un continente complesso e creare uno spirito critico che sia globale, in grado di interpretare questo nuovo secolo.  Lo vogliamo fare al nostro modo, quello con il quale come China Files abbiamo provato a spiegare la Cina prima e l’Asia poi e che ci accomuna al manifesto: indagare fuori dagli schemi mainstream cercando di approfondire e di trasformare i nostri occhi nei vostri, che ci leggete. Cercando di evidenziare complessità, divergenze ed elementi comuni; sottolineare differenze e creare punti di contatto, che ci pare siano l’elemento che manca di più nell’informazione italiana sull’Asia, ovvero un punto di vista critico, da sinistra.

Se infatti la crisi pervade la vecchia Europa e il mondo occidentale in genere, il processo che ha prodotto il «miracolo cinese» e le altre clamorose trasformazioni economiche asiatiche, nasconde più di una insidia (proletarizzazione da migrazione, distanza tra società e politica, economicismo e riduzione delle categorie politiche), che spesso la comunicazione mainstream discerne a seconda della propria convenienza.

In questo primo numero speciale, cui ne seguirà un altro tra un mese (e se il responso di voi lettori sarà positivo, potrà trasformarsi in qualcosa di continuativo dopo l’estate), affrontiamo il tema della classe media. Come potrete leggere negli articoli, la classe media in Asia è un magma complesso ma che ha elementi in comune con l’Occidente, ovvero una vittoria del paradigma neoliberista capace di «depoliticizzare» le pratiche sociali, creando un solco sempre più profondo tra rappresentanza politica – per paradosso anche laddove c’è un partito unico – e corpo sociale. Come sostiene l’intellettuale cinese Wang Hui, è giunto il tempo di trovare nuove parole, di indagare nuovi processi, perché le vecchie letture – e ancora di più le vecchie soluzioni – non funzionano più.

Negli articoli che abbiamo raccolto dalla Cina, dall’India, sul Giappone e la Corea, verranno rappresentati stadi di sviluppo diversi, che accomunano però il grande «mercato asiatico». Un mercato che da molti viene visto come àncora di salvezza ma all’interno del quale, per operare al meglio, è necessario cogliere le dinamiche sociali, la complessità culturale e le differenze più rilevanti, che è quanto ci poniamo come ambizioso proposito.

Insieme agli articoli troverete anche video, gallery fotografiche e alcuni consigli di lettura e visione, che speriamo possano aprirvi a nuove curiosità. In attesa del prossimo numero di luglio, nel quale speriamo di poter indagare il concetto di «metropoli», buona lettura. Da domani solo per voi, qui sul manifesto edizione iPad.

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