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E ora subito l’Egitto «Paese non sicuro»

Italia/Egitto. Come ha detto la madre, Giulio Regeni era «un giovane contemporaneo»: perché non operare affinché i suoi coetanei, le centinaia di migliaia di «giovani contemporanei» del nostro continente considerino, anch’essi, un paese «non sicuro» quello dove Giulio Regeni è stato sequestrato seviziato e ucciso?

Troppi discorsi (e qualche invettiva) tra quelli ascoltati in questi giorni offrono una rappresentazione singolarmente deformata della politica internazionale e, in special modo, dei rapporti tra gli stati. Una rappresentazione spesso primitiva e, per così dire, otto-novecentesca, che rischia di tradursi in una alternativa netta al punto da risultare implacabile. Insomma, o le cannoniere o le complicità in sordidi rapporti politico-economici. Non dico che tutto ciò sia estraneo alle relazioni tra stati, figuriamoci. Dico, piuttosto, che non è a questa oscura dicotomia che quelle relazioni possono essere ridotte. É una premessa indispensabile, la mia, per sostenere che la difficilissima questione...

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