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Editoriale

La buona causa

Stefano Rodotà

Nel caos calmo in cui versa la politica italiana finalmente succede qualcosa di importante. Il M5S si sveglia e comincia a capire che il suo moVimento può essere determinante per il rinnovamento delle istituzioni. In fondo quel che sino a ieri Bersani auspicava. Sarebbe drammatico se il Pd ora oscillasse e facesse sfumare la possibilità di un risultato straordinario.

Questo giornale ha scritto sin dall’inizio che l’esito delle ultime elezioni senza nessun vincitore può favorire il cambiamento solo se si vengono a realizzare due condizioni: da un lato il centrosinistra deve abbandonare la sua naturale moderazione e la tendenza a convergere verso il centro(destra), dall’altro il moVimento deve abbandonare le sue pulsioni populiste e mettersi a fare politica in un’alleanza di cambiamento. Ora finalmente qualcosa sembra muoversi in questa direzione.

Il manifesto sostiene la candidatura di Stefano Rodotà per la Presidenza della Repubblica, e il suo nome è stato tra i più votati dagli iscritti alla rete di Grillo. Il fatto che siano i grillini a proporla e a cercare su di essa una convergenza (sebbene condizionata dall’accettazione o dalla rinuncia della giornalista Milena Gabanelli) deve rappresentare uno stimolo in più e non si può far cadere l’offerta.

Se non si vuole ricacciare questo moVimento verso l’impotenza della protesta distruttiva (che rischia – con una risata – di seppellire l’intero sistema democratico) bisogna prendere molto sul serio questa apertura. Spetta ora al Pd, con lo stimolo di Sel, fare propria la candidatura del migliore tra i candidati possibili. Non solo perché i numeri dicono che in tal modo può essere eletto un Presidente autorevole e in grado di fronteggiare la più grave crisi del sistema costituzionale, ma perché quella di Rodotà è una figura in grado di rappresentare l’unità nazionale (così come pretende l’art. 87 della nostra Costituzione) a garanzia di tutti.

Al partito che detiene il maggior numero di grandi elettori ora compete operare perché possano convergere sul miglior candidato tutte le forze democratiche, tutte quelle che credono nella possibilità di un garante della costituzione che abbia il massimo di equilibrio e d’esperienza.

Dovrà rivolgersi al centro e alla destra, richiamando i valori repubblicani che un Presidente come Rodotà assicura a tutti, anche al centro-destra.

La Costituzione auspica il massimo di convergenza per la scelta del Presidente, dunque è bene se il prossimo presidente sarà votato sin dalla prima votazione da gran parte delle forze politiche, anche tra loro diverse.

Se però non fosse possibile alcuna convergenza e il centrodestra volesse continuare nel gioco dello scambio (un presidente qualunque al centrosinistra e un governo delle larghe intese per il centrodestra), deve prevalere il senso dello Stato e – in nome della Repubblica e dalla salvaguardia del sistema costituzionale – spetta, dalla quarta votazione, alla maggioranza assoluta dei parlamentari e dei rappresentanti regionali farsi carico di eleggere una personalità certamente in grado di rimanere custode del nostro sistema costituzionale ma anche di percepire il mutamento in atto nel nostro paese.

Dividersi in questo frangente, far prevalere il piccolo cabotaggio non potrà essere perdonato a nessuna parte politica. È un’occasione per salvare il sistema costituzionale. Che non si ripeterà.

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