closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

La famiglia Regeni: con il manifesto caso chiuso, «le priorità sono altre»

L'articolo. L'avvocato della famiglia Regeni stoppa le polemiche per la pubblicazione dell'ultimo articolo di Giulio. Che ci scriveva: «Il manifesto è il mio giornale di riferimento in Italia, è un piacere poter pubblicare». Averlo messo a disposizione di tutti è stato il primo strumento - l’unico che può avere un giornale - al servizio della verità e della giustizia

«Avevamo chiesto come forma di rispetto delle volontà di Giulio che non fosse pubblicato il suo articolo. Il manifesto non l’ha rispettato ma la famiglia non vuole fare polemiche, ha altre priorità». Alle 14.30 l’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, conferma all’Ansa quanto ci aveva anticipato al telefono in mattinata. Per la famiglia dello studioso ucciso al Cairo il «caso manifesto» è chiuso.

Bene. Perché per tutto giovedì e ancora ieri, aveva destato enorme scalpore, soprattutto in rete, la diffida dei legali della famiglia Regeni in merito alla pubblicazione dell’ultimo articolo che ci aveva inviato il ricercatore friulano.

Regeni ci aveva scritto una mail lo scorso 9 gennaio con l’espressa richiesta di pubblicarlo in quanto il manifesto era, parole sue, il suo «giornale di riferimento in Italia, ed «è naturalmente sensibile» alle mobilitazioni dei lavoratori in Egitto. Del resto, non sono molti i quotidiani del nostro paese a interessarsi con regolarità delle vere condizioni sindacali e di lavoro in Tunisia, Egitto, India, Pakistan, solo per citare alcuni paesi di cui ci occupiamo frequentemente.

Le motivazioni della diffida, che ci è pervenuta via fax giovedì alle 19.25, erano essenzialmente due: la preoccupazione per la sicurezza di Giulio Regeni e della sua famiglia che era al Cairo, la preoccupazione per eventuali amici del ricercatore ancora presenti in Egitto.

Il testo, letto nella sua interezza, ci è apparso subito singolare. Vi si legge ad esempio che Giulio non era ancora morto e che avremmo rifiutato l’articolo perché l’avremmo voluto pubblicare solo con il suo vero nome.

Due circostanze con tutta evidenza false.

La prima, perché alle 19.25, purtroppo, i familiari accompagnati dall’ambasciatore italiano in Egitto avevano già riconosciuto il corpo del figlio e quindi la preoccupazione per la sua sicurezza – da noi condivisa a priori – era purtroppo tragicamente superata dall’avvenuto omicidio.

Nello scambio di email con Regeni tra il 9 e il 12 gennaio scorso, spiegavamo di non avere spazio in quei giorni ma ribadivamo che l’argomento era interessante e che ci saremmo risentiti. Il ricercatore era libero di pubblicarlo altrove.

Regeni, nell’ultima mail scambiata con la redazione, accettava questa decisione «un po’ a malincuore», e diceva di restare «a disposizione per future collaborazioni dall’Egitto», perché «è comunque un piacere poter pubblicare sul manifesto».

A gennaio, e durante la sua scomparsa, l’articolo non è stato da noi pubblicato sotto nessuna forma.

La seconda circostanza anomala nella diffida riguardava l’uso dello pseudonimo che noi, secondo l’avvocato Ballerini, non avremmo voluto rispettare. Fatto non veritiero perché, in passato, abbiamo già usato lo strumento dello pseudonimo.

Non è infrequente, infatti, che molti freelance chiedano di non usare il proprio vero nome per evitare problemi con le autorità di sicurezza dei paesi in cui trovano a risiedere e lavorare. Esistono articoli scritti a 4 o 6 mani firmati da un unico nom de plume.

A maggior cautela, fin da giovedì mattina, ben prima della diffida e del caos della giornata, abbiamo rimosso tutti gli articoli di Regeni dal nostro sito, chiedendo di fare altrettanto ai motori di ricerca. Abbiamo cioè fatto il massimo prima, durante e dopo il sequestro per garantire la sicurezza di Giulio Regeni.

Per questo ieri abbiamo deciso di non tenere conto della diffida dell’avvocato Ballerini, rispettando la volontà del ricercatore, che li aveva inviati espressamente al manifesto al fine di vederli pubblicati.

A chi sui social network ci accusa a sproposito di «sciacallaggio» a fini di lucro, possiamo solo ricordare che gli articoli del manifesto si leggono (anche) gratis sul sito e senza pubblicità.

Senza sapere nulla di questi fatti, molti si sono espressi su tale diffida – inoltrata ormai alle agenzie di stampa, all’ordine dei giornalisti, al garante per la privacy -, sollevando un’ondata di telefonate di chiarimento in redazione, come se l’articolo in questione contenesse segreti di stato, accuse politiche o scoop inquietanti.

Si tratta, com’è oggi evidente dopo la sua pubblicazione, della semplice cronaca di un’assemblea di operai e operaie egiziani e dell’interpretazione di Regeni della situazione sociale in quel paese.

Abbiamo rispettato alla lettera e fino all’ultimo le volontà e le capacità professionali e culturali di questo brillante ricercatore, sollevando il velo sul suo vero nome solo dopo la conferma ufficiale del suo omicidio e il riconoscimento del corpo da parte dei genitori.

Se si vuole conoscere «tutta la verità» sulla sua morte, come abbiamo scritto anche nell’editoriale di ieri, bisogna iniziare da se stessi, e sgombrare il campo da eventuali illazioni, fango e sospetti sul suo lavoro.

Averlo messo a disposizione di tutti è stato il primo strumento – l’unico che può avere un giornale – al servizio della verità e della giustizia.

–> Read the English version of this editorial at il manifesto global

  • http://theprintlabs.com killer1loop

    Mezza Italia si interroga sulla volontà della famiglia di Giulio mentre quasi nessuno sembra riconosce la gravità dei fatti o richiedere fermamente che il governo italiano fornisca spiegazioni e verità. Quanto meno in memoria e reale supporto di Giulio e dei suoi cari. Solo il manifesto sembra consapevole in questa ondata di superficialità

  • joel_bee

    Il manifesto cade sempre più in basso. Per vostra stessa ammissione, avevate rigettato il pezzo (l’autore era libero di pubblicarlo altrove e lo fece). Poi però l’autore crepa, e a quel punto certo che lo pubblicate l’articolo respinto (e pubblicato altrove!), e con il nome vero, in barba a (1) la richiesta dell’autore di usare uno pseudonimo e (2) la richiesta della famiglia. Che schifezza. Pensate un po’: Tu mandi un articolo a un giornale/rivista, quello lo respinge, tu lo pubblichi altrove, ma se crepi quelli del primo giornale sono liberi di pubblicarlo anche contro la decisione della tua famiglia o eredi. Bella merda.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    1) abbiamo usato lo pseudonimo per gli articoli di quando era in vita
    2) abbiamo rimosso tali articoli dagli archivi per garantire la sicurezza di tutte le persone coinvolte
    3) dalle email inviate a noi, di cui abbiamo copia e non temiamo smentite in nessuna sede, il ricercatore voleva fosse pubblicato sul manifesto come accaduto in passato
    4) l’abbiamo pubblicato con il vero nome solo quando le condizioni di cautela non erano più necessarie
    5) se non l’avessimo fatto su questo articolo si sarebbero inevitabilmente create illazioni, sospetti, false ricostruzioni, depistaggi
    6) nessuna famiglia può diffidare un giornale dal pubblicare alcunché se non per motivi regolati dalla legge e disposti dalle autorità competenti, e non è questo il caso
    7) chi vuole la verità sulla morte di giulio regeni deve innanzitutto fornirla per primo, per concentrare le “priorità” (come dice oggi la famiglia) su ciò che conta

    etc.

  • il compagno Sergio

    Qui è questione della morte di un giovane e appassionato ricercatore, dei crimini che vengono perpretati in Egitto dalla polizia di al-Sisi (centinaia e centinaia di persone scomparse nel nulla), della pratica della tortura e della repressione di ogni forma di libera espressione, e joel bee, che parla di merda da esperto in materia, costruisce tutta una sua teoria ….sulla materia della quale è esperto.
    L’articolo è accessibile in rete gratuitamente e senza pubblicità. Il post di joel bee stravolge l’articolazione temporale degli avvenimenti al punto che mi chiedo dove ha strutturato il proprio senso (?) crono-logico (in un buco nero? in un’alta scuola patafisica di acronia avanzata? in un ospedale psichiatrico reparto schizofrenici? in casa pound & trolls associati?).

    Non è il manifesto che cade sempre più in basso, è joel bee che vola alto come gli avvoltoi.

  • Gloria Monti

    6) nessuna famiglia può diffidare un giornale dal pubblicare alcunché se
    non per motivi regolati dalla legge e disposti dalle autorità
    competenti, e non è questo il caso. esatto. la famiglia non sembra conoscere il proprio figlio e le sue volontà. cosa che non mi sorprende. la prima famiglia non si sceglie ma la seconda, si.

  • Cristina Cal

    Anche io sono rimasta delusa che il Manifesto abbia respinto l’articolo, non trovando spazio sino al giorno della morte.
    Penso a come possa essersi sentito solo, cercando di far sentire la propria voce contro la violenza.
    Penso ai bellissimi servizi dei free lance di radio popolare nelle giornate delle primavere arabe. Ero incollata alla radio, si sentiva che parlavano al mondo.
    Forse al Manifesto difendono i Giornalisti come Ordine, e sono infastiditi dalla libera stampa; forse hanno mancato di conoscenza della situazione, non so. Però avrei evitato la pubblicazione postuma.
    Anche e non solo per rispetto al dolore atroce della famiglia: quella che lo conosceva nell’intimo, la famiglia per la quale scendiamo in piazza rivendicandone l’importanza e i diritti estesi nelle giornate dell’orgoglio gay. Si, penso purtroppo a un sottile sciacallaggio…. al voler essere i primi della classe..triste.

  • Spartacus

    Non capisco affatto, in un momento tragico come questo, qual è il senso della polemica alimentata da joel bee e cristina cal.
    Com’è stato fatto notare da altri lettori, con maggiore o minore cortesia, i problemi sul tappeto sono ben altri e le accuse lanciate contro il manifesto senza grande senso, salvo stravolgere il concatenamento degli avvenimenti.
    Come ha scritto Norma Rangeri nell’editoriale di oggi, alla tragedia si aggiunge una forma di sciacallaggio della quale nessuno sente il bisogno.

    Il manifesto ha fatto più che bene a pubblicare l’intervento di Giulio Regeni: è stato il miglior modo di rendergli omaggio e di mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica su un episodio che è sintomatico delle condizioni nelle quali vive il popolo egiziano.

  • Vittorio Marchi

    d’accordissimo sui principi, ma io ho leto che ci sarebbe un coautore del pezzo, non semplici amici, della cui sicurezza bisognerebbe preoccuparsi. Chi ? Un attivista egiziano ? Smentite per favore.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    grazie spartacus. oltre a quello che dici, l’abbiamo pubblicato – forse va ricordato perché la memoria non è il piatto forte di questo paese – il giorno in cui dall’Egitto provavano a dire che era morto per un incidente stradale. Il giorno in cui hanno provato (brevemente, per fortuna) a dire che era uno dei servizi segreti. L’abbiamo pubblicato, insomma, per dire chi era (prima che gli cadessero addosso etichette e affiliazioni improprie come già accaduto in altri casi in passato). quell’articolo, in verità, è stato un flebile scudo. che per ora ha retto.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    infatti ce ne siamo preoccupati. nel pezzo non c’è un nome proprio, una data, un luogo, una città, una circostanza precisa. è “giornalisticamente” sbagliato. e tuttavia è preziosissimo per come racconta la sostanza delle cose.

  • joel_bee

    Complimenti per l’insulto libero e senza argomenti. Non conosco nessuno di
    “casa pound”, ma sono sicuro che lei si troverebbe a casa insieme a quei roditori sottosviluppati.

  • joel_bee

    Non c’e’ dubbio che la questione piu’ importante in generale sia quella della dittatura in Egitto. E ben venga che ci siano quotidiani che la trattano in modo non superficiale. E non si preoccupi per me, la prego, non smetto di leggere sul medio oriente per occuparmi di problemi come questo. Posso fare entrambe le cose allo stesso tempo.

    Il problema che io sollevo non e’ una polemica. E’ una questione dei diritti di un autore e della fiducia verso un giornale/rivista. Se io invio un articolo ad un quotidiano, e quel quotidiano mi dice che non e’ interessato a pubblicarlo e posso mandarlo altrove, i diritti su come/se/quando quel pezzo viene pubblicato devono tornare a me, o ai miei eredi. Non e’ un fatto di soldi – e’ un fatto di controllo sul frutto del proprio lavoro. Quello che il manifesto ha fatto mi preoccupa da questo punto di vista. E il fatto che stiano spremendo questa cosa per benino (con tanto di “iscriviti!” e “registrati!” sui link), mi da un pochino fastidio.

    E per il manifesto ho una domanda molto semplice: Come mai, se era un articolo interessante, non l’avete pubblicato. Ho capito che aveva dei difetti — ma perche’ ora e’ importante per capire la situazione, ma non lo era allora?

    Spero che questa situazione si risolva e che diventiate un giornale a cui, se un ricercatore e’ interessato ha far conoscere il frutto del proprio lavoro, si puo’ rivolgere con fiducia.

  • FedFranBo

    Vi sono vicino contro la macchina del fango innescata su Facebook. È in questi casi che si vede quanto certi social network siano infrequentabili perché fatti su misura delle peggiori disposizioni umane: narcisismo e odio gratuito.
    (dovreste rifletterci: quanto è utile stare su un social dove perlopiù si sfogano le proprie debolezze sugli altri? oggi è stato sicuramente controproduttivo)

    Un abbraccio.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    grazie. abbiamo la pelle dura.

  • Mohamed

    cammina per la strada in Egitto con il tua telefono a mano , o cerca da fare foto per tua amico per la strada …o cerca la verita o…….. con questo modo tu po sapere la stroia di Giulio Regeni !!!!!!!!!!!!

  • Mohamed

    questa una dettatora millitare significa niente diritte niente civita niente humanita , solo loro , e il popolo sono solo schiafe per loro ,
    sapete quanti ragazi/E e bambini , uomo e donni sono esparite in egitto nell stesso modo ?? abbastanza ,

  • Mohamed

    se voglite sapere guale la risposta di questa dettatora militare sull caso GiulioRegeni ??? allora , ((( stato arrestato 20 personi dall fretelle muslumani perche loro che mazzato giulio !!! o fratelle musulmani turturato perche non vogliva deventare musulmano , o sempre fratelle musumani mazzato Giulio perche aviva relazione con una ragaza musulmana e sua famigla sono di fratelle musulmani allora loro mazzato …….. perche questa dettatora egizziana non po dire altro

  • Mohamed

    solo una machina di turtura , machia di morto , non fanno altro

  • il compagno Sergio

    Quando in un post si utilizzano espressioni come “bella merda” e poi si reclamano le buone maniere, c’è qualcosa che non quadra.
    In un momento così delicato, visto il fuoco concentrico contro il manifesto, quest’assoluta mancanza di rispetto per dei lavoratori che fanno i salti mortali per tenere in vita una delle poche voci libere nel nostro paese, mi pare assolutamente intollerabile e per lo meno maldestro.
    L’allusione a casa pound è stata una battutaccia, fatta così per fare, ma mi sorprende che fra le differenti opzioni sia la sola che lei abbia preso in considerazione: sono tutte più o meno ironiche.
    Le argomentazioni? Se lei ha letto l’articolo di Bartocci, ha già le risposte al suo post, altrimenti il suo post vale da argomentazione.