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Editoriale

La testata dura del manifesto

La "fase e i nostri compiti". Mettere in sicurezza il giornale, rinnovarlo, ricomprarci la testata dai liquidatori. Il 20 febbraio scorso Norma Rangeri spiegava quello che faremo quest'anno

Editoriale del 20 febbraio 2013.

Care compagne e cari compagni, care lettrici e cari lettori,

è ormai evidente che oggi non avremmo a che fare con una classe dirigente così debole e screditata, sprofondata in una voragine ancor più profonda di quella che vent’anni fa scosse il sistema politico con Tangentopoli, se funzionasse come contropotere un’informazione libera dalla sudditanza ai partiti, indipendente dagli interessi di gruppi industriali e finanziari. Crollati i grandi partiti di massa, l’informazione ne ha surrogato il ruolo, usando la potenza dell’audience, la corruttiva influenza del conflitto di interessi, i temibili padrinaggi della carta stampata.

Il manifesto, presidio di indipendenza fin dalla sua nascita, vuole continuare a esserlo anche negli anni a venire. Per questo, dopo aver salvato la testata con la formazione di una nuova cooperativa e stabilizzato il livello delle vendite nonostante la crisi del settore e le nostre turbolenze interne, chiediamo oggi a voi, lettrici e lettori, di sostenere questa impresa perché possa continuare a svolgere la sua funzione di punto di vista di una sinistra libertaria, plurale, antiliberista e anticapitalista dentro una crisi economica, politica e morale che sta travolgendo i fondamenti della democrazia.

Due sono i pilastri necessari per garantire un solido futuro a questa concreta utopia politico-editoriale: gli abbonamenti e la sottoscrizione

Abbonarsi al manifesto significa, come è sempre stato per la nostra testata, scommettere sul suo futuro immediato, significa essere ogni giorno al lavoro insieme a noi, insieme al collettivo che quotidianamente costruisce queste pagine. Oggi indica una cosa in più. Non avremo, comunque vada il voto, un governo amico: non rinunceremo a far entrare nei programmi la realtà sociale che ne è così spesso desolatamente fuori.

Vi state già abbonando in tanti, una bellissima conferma del legame che unisce il nostro gruppo di lavoro alla grande famiglia dei lettori-sostenitori. A oggi abbiamo 3.000 abbonamenti cartacei, 1.731 on-line. Dobbiamo incrementare questo tesoro di fiducia, dobbiamo, noi e voi, mettercela tutta per attivarne di nuovi e non perderne nessuno.

Ma, in più, abbiamo un traguardo strategico che si profila ormai vicinissimo: dobbiamo ricomprarci la testata. E dobbiamo farlo presto.

Aver costituito la cooperativa è stato un primo, fondamentale passo. Ma la nostra testata è ancora nelle mani della liquidazione amministrativa: noi siamo “affittuari”, paghiamo venticinquemila euro di affitto ogni mese, e di questa casa comune della sinistra vorremmo tornare a essere proprietari. Farlo ora, che siamo in piedi e senza debiti, ci è consentito da una condizione completamente diversa rispetto al passato.

Saremo noi, non le banche alle quali eravamo costretti a chiedere prestiti scontati con il pagamento di ingenti interessi passivi, i veri padroni di noi stessi. E potremmo effettivamente, per la prima volta, costruire insieme a voi quell’editore collettivo che da tanti anni andiamo inseguendo.

Ci prepariamo a raccogliere più di un milione di euro finalizzati al riacquisto del manifesto: ci stiamo attrezzando per predisporre un conto dedicato a questo scopo presso Banca Etica. Comprare la testata significa scongiurare il rischio che sia qualun altro a farlo, diverso dal collettivo del giornale e dalla vasta comunità di collaboratori che insieme a noi scrivono e combattono per far vivere il manifesto. Non dobbiamo permetterlo e faremo di tutto perché questa battaglia abbia un esito felice. Vi daremo nei prossimi giorni le coordinate per sottoscrivere. E, intanto, diffidate delle imitazioni.

Care compagne e cari compagni,
abbiamo bisogno del vostro aiuto per un altro piccolo-grande miracolo dopo quello che ha scongiurato la fine delle pubblicazioni il 31 dicembre scorso. Finora abbiamo messo in sicurezza il manifesto ma non siamo ancora usciti dal pericolo di una vendita della testata al miglior offerente.

Non vogliamo né padroni né padrini. Per questo parteciperemo insieme a voi all’acquisto della testata quando sarà messa in vendita dai liquidatori. Abbiamo aperto un conto dedicato esclusivamente a questo, indipendente dalle attività quotidiane della cooperativa. I lavoratori e le lavoratrici del manifesto hanno già iniziato a sottoscrivere con una parte del proprio stipendio. Sosteneteci. Da un euro a un milione, contribuite anche voi a questo «conto» libero.

Banca Etica
Iban: IT 09 Q 05018 03200 000 000 155812, bic CCR TI T2T 84A
intestato a il nuovo manifesto società cooperativa editrice

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