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Internazionale

Anche dopo sei mesi noi non abbassiamo lo sguardo

Caso Regeni. La lotta per la memoria dei familiari delle vittime ha portato a coltivare una chance di giustizia. Una giustizia lenta, giunta a democrazia conquistata, ma benedetta e parzialmente riparatrice. Per questo non va abbassato lo sguardo e per questo va con ostinazione chiesta giustizia e verità per Giulio Regeni. Perché altrimenti forte è la tentazione istituzionale di far prevalere ragioni di presunta realpolitik

Un cartello che ricorda Giulio Regeni durante una manifestazione al Cairo

Un cartello che ricorda Giulio Regeni durante una manifestazione al Cairo

Sono trascorsi lunghi sei mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni, brutalmente torturato e ammazzato in Egitto. E sulla vicenda è piombato drammatico, pesante, doloroso, colpevole il silenzio. Siamo abituati oramai a masticare tutto, a dimenticare rapidamente tutto quello che accade travolti da un’altra tragedia che prende il posto della precedente nell’agenda pubblica. Il silenzio è un’arma letale in storie come queste. Il silenzio è sempre qualcosa che sta dalla parte dei carnefici, mai dalla parte delle vittime. Il silenzio fa male. Il silenzio è la pietra tombale nella ricerca della verità. Il silenzio è l’anticamera dell’impunità. Da mesi c’è silenzio...

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