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Editoriale

Veti atlantici

Ha fatto bene Sel ieri a giudicare «inaccettabile» l’intesa raggiunta tra i capigruppo Pd-Pdl sulla presidenza del Copasir, il Comitato di controllo sui servizi segreti. Un’intesa pesante, banco di prova dell’ibrido governo Letta-Berlusconi nato all’ombra del ri-presidente Napolitano. Inaccettabile perché il governo ha rifiutato la candidatura al Copasir di Claudio Fava. Non poteva essere sopportato che a presiederlo fosse un deputato che ha denunciato, per dieci anni, il ruolo nefasto dei nostri servizi segreti e della Cia nel coinvolgimento sulle extraordinary rendition; un intellettuale che ha salvaguardato l’indipendenza della nostra intelligence, che ha difeso quella magistratura che ha avuto il coraggio di denunciare e condannare i responsabili. A cominciare da Pollari, ai 19 agenti Usa della sezione Cia italiana , al colonnello della base di Aviano Joseph Romano (poi, chissà perché, graziato da Napolitano).

Sono stati in pochi, con il manifesto, a cercare la verità sul traffico disumano. E a portare in giudizio e a condannare i responsabili, come ha fatto il giudice Armando Spataro sul caso Abu Omar, con l’incredibile riprovazione dei vari governi (da Prodi a Berlusconi).

Le extraordinary rendition sono avvenute dal 2002 al 2009 (anno in cui ufficialmente sono state regolamentate da Obama: ma la pratica resta), nel silenzio complice e omertoso dei governi europei tutti, democratici e reazionari, dell’ovest come dell’est. Dietro coordinamento e direttive della Cia e al di fuori di ogni procedura giuridica o norma del diritto internazionale. Fermavano, rapivano, segregavano, torturavano nelle basi militari Nato vecchie e nuove ad est, e trasferivano in un luogo di detenzione segreta nel territorio di guerra. Poi anche a Guantanamo. È stata la cosiddetta guerra infinita al terrorismo dopo l’11 settembre 2001, lanciata con ogni mezzo e menzogna dall’allora presidente americano Bush. Tutti sapevano, tutti rapivano e torturavano. Tutti tacevano.

La battaglia di Fava, e di Spataro, ha spalancato una porta che ora si vuole sbarrare con la decisione sul Copasir che esclude proprio chi poteva vigilare sui processi democratici anche nei Servizi segreti. Noi cercheremo di tenerla aperta perché la democrazia non venga ridotta a pantomima sotto l’ombrello dei veti atlantici.

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