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Editoriale

War games, pretesti senza obiettivi

Obama ha annunciato l’intervento militare in Siria ma prende tempo. Vuole avere la copertura del Congresso. Ma forse non solo. Intanto il Segretario di stato Kerry tiene alta la tensione accusando Assad di essere come Saddam o Hitler. Le navi da guerra – compresa la portaerei nucleare Nimitz – si avvicinano mentre continuano le manifestazioni contro la guerra.

Un anno fa il presidente statunitense aveva fissato la «red line», l’uso di armi chimiche, che Assad non doveva superare. Le armi chimiche sono state usate, non serve aspettare il rapporto degli osservatori, non serve sapere chi le ha usate, gli Stati uniti devono intervenire.

Eppure non c’è la determinazione dei tempi dell’Afghanistan o dell’Iraq: certo, alla Casa bianca non c’è più Bush ma Obama, ma non è solo questo.

Per l’intervento in Siria si è trovato il pretesto ma non è chiaro l’obiettivo. Un pretesto, perché non esiste la certezza su chi abbia effettivamente usato le armi chimiche: Assad è un brutale dittatore ma sapeva bene che questo sarebbe stato il motivo per l’intervento occidentale e allora è stato così avventato da sfidare la sorte? Peraltro Assad in questo momento non si trova alle strette, ha riconquistato alcune zone controllate dai «ribelli» armati, ha superato il momento militarmente più critico.

Sono certamente più interessati al promesso intervento occidentale i gruppi dell’opposizione. Possono essere stati loro a usare le armi chimiche? Non è impossibile, i siti di produzione siriani sono sparsi in tutto il paese, anche nelle zone fuori del controllo di Assad. Inoltre lo scorso 29 maggio la Direzione generale di sicurezza turca durante un’operazione ad Adana (sud della Turchia) contro cellule di Jabhat al Nusra, i più feroci tra i combattenti in Siria contro Assad, aveva intercettato 2 kg di Sarin, di cui non aveva individuato la provenienza (notizia pubblicata dal giornale turco Zaman, 30 maggio 2013). E Carla Del Ponte membro della commissione d’indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria ha dichiarato alla Tv svizzera: «È evidente che il Sarin… è stato usato dai guerriglieri dell’opposizione».

In attesa delle conclusioni degli osservatori Onu, che arriveranno solo tra due settimane, si prepara la guerra in difesa della Convenzione sulla proibizione dell’uso delle armi chimiche. Chissà se gli iracheni riusciranno a portare davanti alla giustizia internazionale coloro (Usa, in primis) che hanno usato il fosforo bianco contro la popolazione di Falluja.

Evidentemente le armi chimiche sono solo un pretesto, qual è l’obiettivo di un intervento americano?

C’è chi negli Usa sostiene che occorre intervenire per abbattere Assad, ma non è certo che questo convenga a Obama: il fronte dell’opposizione è composito e al suo interno negli ultimi tempi ha conquistato sempre maggiore peso quel famigerato Fronte al Nusra (legato ad al Qaeda) che farebbe rimpiangere persino Assad. A parte l’alleanza contro natura tra Obama e al Qaeda, come ha sottolineato Robert Fisk in un suo articolo.

Più verosimilmente l’obiettivo di Obama potrebbe essere quello di ridurre il potere di Assad in vista di un eventuale negoziato senza favorire la vittoria dell’imbarazzante opposizione. Un equilibrismo difficile da mantenere quando entrano in gioco armi sofisticate e poco intelligenti.

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