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Editoriale

La rivoluzione parte da Niscemi

Io non sono un politico. Non detengo potere. Ma se fossi fra i “grandi” ai vertici dello Stato, gli avvenimenti di Niscemi e del Muos, culminati ieri con la sentenza del Tar che sanziona l’idea di costruire il Muos a Niscemi come la peggiore mai avuta dagli americani in Italia, mi renderebbero pensoso. Se fossi in loro volgerei lo sguardo in Turchia, a piazza Taksim, dove la satrapia locale – così forte di violenza e polizia – ha vacillato partendo da un Parco cittadino che la popolazione non voleva cementizzato.

Ogni politico, per quanto inciuciato, bildenberg, esperto e scafato per tradizioni familiari e partitiche, dovrebbe essere conscio che “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e che non si può mai prevedere da che parte arriverà la ventata che ti sbalzerà dalla sella del potere. Certo, sembrava – e sembra – impossibile che la Rivoluzione potesse partire da Niscemi e dal No-Muos. Che improbabile masnada, questi rivoluzionari. C’è Rosario, che fa il presidente di Regione, odiato e amato, che ha imparato a mettersi di traverso per essere visto. Ci sono Mariella e Maria, assessori, che subiscono pressioni irricevibili e vanno comunque avanti, mentre una, ed è l’unico cognome che farò, si chiama Borsellino. Giampiero è l’anima politica del No-Muos, sta all’Assemblea regionale siciliana: è del 5 Stelle, ma ha lavorato fianco a fianco con Giuseppe e Fabrizio, che sono del Pd: un malum signum, così come – nel parlamento nazionale – Erasmo, di Sel, è disponibile a collaborare con Stefano e Marco del 5 Stelle e Corradino e altri del Pd. Francesco fa il sindaco, e si fida dei suoi consulenti, Massimo e Massimo, due professori occhialuti e un po’ estremisti, cosa che lui non è. Scienziati e medici lavorano gratis per contrastare le pseudo affermazioni scientifiche con le quali si cerca di giustificare a posteriori qualcosa di già deciso a priori e ingiustificabile: Angelo detto Gino, Eugenio e Alberto, Cirino detto Rino e Marino, diversi ideologicamente ma che lottano insieme. Brutto segno.

Ma il peggio non è questo: è la nascita di un Movimento spontaneo, che dalle decine è passato alle decine di migliaia, con Antonio che fa il giornalista ed è serio e coraggioso, e con la gente: con Alfonso, Peppe, Astrid, Samanta, Manolo, Concetta, Gisella, Nadia, Filippo, Salvatore, Gaetano, Turi e mille altri. Tutto questo è, in una parola, bellezza. Ma da ieri anche storia, quando leggiamo la sentenza del Tar: «Ritenuta per contro la priorità e l’assoluta prevalenza in subiecta materia del principio di precauzione (art. 3 dlg. 3.4.2006 n. 152) nonché dell’indispensabile presidio del diritto alla salute della Comunità di Niscemi, non assoggettabile a misure anche strumentali che la compromettano seriamente…».

Questo fa nascere due considerazioni: per costruire il Muos, gli americani e i loro manutengoli dovranno trovare un luogo dove non valga il Principio di Precauzione: una notevole spinta, direi, al rilancio dei voli spaziali perché forse la Luna è l’unico posto che rimane loro. Poi, se il Principio vale per il Muos – che è secondo gli americani un forno a microonde da 200 Watt – perché non dovrebbe valere per il petrolchimico di Gela, per l’Ilva di Taranto, per il Tav e per tutti gli ecoassurdi che mettono in pericolo la salute della popolazione?

Un brutto colpo, davvero. Gentili signori al Governo, potete anche provare a costruire il Muos imponendolo con la sopraffazione dello Stato e arrampicandovi sui vetri di una legalità che da ieri non vi appartiene più. Avete perso, dinanzi alla Storia. Da Niscemi: chi l’avrebbe mai detto?

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