Il proibizionismo non paga mai. Non ha pagato negli Stati Uniti d’America di inizio Novecento quando con la proibizione dell’alcol si fece un regalo milionario ad Al Capone. Il contrabbando favorì la nascita del gangsterismo. Non ha pagato ai tempi più recenti della War on drugs. I consumi non sono diminuiti, sono nate nuove e più sofisticate droghe sintetiche, i traffici illegali hanno arricchito prima le narco-mafie e a seguire i narco-terroristi di Daesh. Il proibizionismo non ha pagato nello sport. I controlli aumentano con la stessa velocità dell’innovazione scientifica utile a superarli indenni.

Intrecci geo-politici ed eccessi punitivi stanno consumando il dramma di Alex Schwazer. Il Tribunale arbitrale dello sport si è preso tempo pare fino a venerdì per decidere. Venerdì ci sono i 10 km di marcia e l’atleta azzurro non avrà modo probabilmente di gareggiare.

Contro Schwazer si sono scatenati i moralisti di tutto il globo. Lui urla la sua innocenza. È andato a Rio. Il processo nei suoi confronti è un processo mediatico. Viene dissimulata riservatezza ma tutto esce fuori dall’aula del Tas, compresa la richiesta di sospensione per altri otto anni, ovvero la condanna alla morte sportiva di Alex Schwazer. Un processo che dura troppo, oltre la ragionevolezza. Così come durano troppo i processi penali.

Come ci ha raccontato Francesco Cordio nel bellissimo documentario L’altra faccia della medaglia andato in onda su RaiSport pochi giorni fa, la mannaia del doping ha reso impossibile la vita di molti atleti. Non hanno quasi più vita sociale nella paura che una bistecca, una bevanda adulterata, un incidente qualsiasi li renda positivi. Non possono più ammalarsi perché è indistinguibile il principio attivo di un farmaco comune da quello presente in una sostanza vietata.

La legislazione proibizionista anti-doping è da un lato diretta ad assicurare competizioni fondate sul principio di lealtà, dall’altro a proteggere in modo coatto la salute degli atleti. Lealtà e tutela della salute sono due valori di assoluta e indiscutibile rilievo sociale ed etico. Sono valori che si impongono o, invece, valori che si insegnano? La salute in una società democratica si protegge con la forza? Perché allora non è proibito bere whisky, mangiare wurstel, vivere vicino all’Ilva o fumare? Ogni adulto è libero di scegliere se farsi male. Il dovere politico è quello di informare correttamente tutti affinché ciascuno possa fare scelte consapevoli.

Vogliamo una società di adulti coscienti o di bambini etero-diretti? Il ragionamento vale anche nello sport. Veniamo al primo dei valori tutelati dalla legislazione che vieta il doping, ovvero la lealtà.

È solo con il doping che si protegge la lealtà sportiva? Sicuramente le alterazioni chimiche e farmaceutiche producono prestazioni artificiose. Ma anche gli eccessi innaturali di allenamento, i bambini trasformati in macchine da vittoria e ai quali è negato il periodo del gioco, le scommesse legali determinano uno stato alterato rispetto a quello di natura.

La lealtà è l’esito di un percorso culturale. Non si impone con la proibizione delle sostanze. Quando vediamo i genitori sui campetti dei figli nelle scuole calcio urlare contro l’arbitro, contro gli avversari (altri bimbi), costringere i propri figli di 11 anni a cambiare società perché nella prima giocano tutti e non solo quelli bravi, non si assiste a un inno alla lealtà sportiva. Solo quando cambierà il modello della competizione che non porterà un oro olimpico come Niccolò Campriani a dire che odia il suo sport, allora potrà essere accostata la lotta al doping al valore della lealtà sportiva.

Nel frattempo speriamo che ad Alex Schwazer sia data una chance di partecipazione alle Olimpiadi. La marcia è la sua vita. Ha riconosciuto un errore fatto in passato. Lo ha duramente pagato. Sta lottando come un leone per dimostrare la sua innocenza. Lo si ammonisca. Lo si faccia partire 30″ dopo gli altri nella 50 km di marcia, ma lo si faccia gareggiare.

Se al Tour non avessero escluso Marco Pantani, forse ora sarebbe ancora in vita. Come direbbe Marco Contini, come possiamo non vedere una contraddizione tra il nostro applaudire alle noccioline di Super Pippo, alla pozione magica di Asterix, agli spinaci di Braccio di Ferro e poi indignarci per qualche sostanza chimica?