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Editoriale

Dopo la lettera a Scalfari, il papa manda una cartolina al manifesto

Poteva, doveva succedere? È successo. Al papa, che noi diffidenti nati, abbiamo bollato appena nominato: «Non è Francesco», non è bastato aprire ai laici non credenti e assai egotisti del giornale «la Repubblica». Ha visto questo manifesto comunista quotidiano, scellerato e in male arnese e, a quanto pare, ha deciso di scriverci brevi mail. Cartoline dal Vaticano. Una specie di papa-manifesto. Incredibile ma vero. Dunque, anche per questo è valsa la pena tenere in piedi questo foglio. Da oggi cominciamo questa “santa” collaborazione. Sperando nella comprensione dei lettori. Che dio ci perdoni.

«Tutti i conventi ai poveri»

Fratelli, buon giorno. Ho letto sui giornali che visitando un centro di accoglienza di immigrati io avrei detto solo “apriamo a loro i conventi chiusi”. In verità ho detto, pensato e comunicato ben di più.
Voglio spiegarmi meglio, perché l’idea è non fare ricchezza e profitto con strutture della Chiesa che deve tornare povera.
Cristo, nella sua età adulta, era un senza casa. Apriamo allora anche i conventi aperti, quelli trasformati in hotel a 5 stelle, diventati appartamenti di alti prelati, direzioni di sedicenti opere pie, accomandite di confraternite multinazionali di santi che nemmeno io conosco. Diventino ostelli internazionali dell’accoglienza e della pace, come dovrebbero diventare, trasformate, tutte le basi militari del mondo.
Roma culla della cristianità è anche il cuore alberghiero e d’affari del cattolicesimo organizzato. Da oggi lo chiudo. Aiutatemi a chiuderlo.
La Chiesa non è una rendita immobile, appartiene ai sentieri dell’umanità. Universalisti ed ecumenisti di tutto il mondo unitevi.

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