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Editoriale

Il Parlamento inglese e quello italiano

Il caso Berlusconi. I nostri giornali, ossessionati dal Cavaliere, a confronto con il mondo su l’«Economist» e «Le Monde»

«Prima di divenire presidente della Repubblica francese François Hollande non aveva esperienza in politica estera» («France and Syria – The American president’s trailer?», The Economist 7.9.2013), come Nicolas Sarkozy gli rimproverava nel corso della campagna presidenziale. «Non aveva mai incontrato Barack Obama e guidava un partito che aveva inventato il termine iperpotenza per deplorare l’imperialismo americano(American military might)». Oggi Hollande è un falco, per la seconda volta in un anno, dopo l’invasione del Mali nel gennaio scorso (Bertrand Badie, L’operation au Mali marque un périlleux retour aux conflits d’antan, Le Monde 25.1.2013). Oggi, dopo il rifiuto del military strike da parte del parlamento britannico, il segretario di Stato americano John Kerry dice che la Francia è «il più antico» e sicuro alleato dell’America. Ovvio che oggi i francesi, soprattutto quelli eredi di Charles de Gaulle, sono in grave imbarazzo: la Francia al traino, la Francia che perde la sua autonomia(Yves-Michel Riols, Impasse diplomatique sur le dossier syrien, Le Monde 7.9.2013), il parlamento francese, ridotto una larva in V Repubblica, mentre quello britannico è in grado di far sentire forte la sua voce, in grado di piegare il governo britannico (John Harris, Westminister’s posturing elite can’t engagéthe public, “The Guardian” 2.9.2013). David Cameron con la coda fra le gambe.
E il parlamento italiano dei nominati che, nel momento attuale – questione siriana, G20 di San Pietroburgo, duro contrasto fra Stati Uniti d’America e Russia, inizio di una seconda guerra fredda – si occupa intensamente della sorte individuale di Silvio Berlusconi? Il parlamento italiano è divenuto la vergogna dell’occidente: non ha discusso dei cittadini europei sorvegliati da Big Brother (Le Vieux Continent face à Big Brother, “Le Monde” 12.6.2013, editoriale) – ne ha discusso ampiamente il parlamento tedesco – non ha discusso dell’aereo con a bordo Evo Morales dirottato nell’aeroporto di Vienna – fatto gravissimo (Evo Morales, «Io presidente della Bolivia sequestrato in Europa», il manifestoLe Monde Diplomatique di agosto), non discute del contrasto fra il papa in veglia di preghiera per la pace e i falchi dell’occidente che vogliono guerre, guerre in nome dei diritti umani (vedere come oggi sono realizzati in Libia e in Iraq). I falchi non si occupano di questo, l’Unione europea non si occupa di questo, ma l’Ue ne è responsabile.
Il parlamento italiano discute invece a fondo della sorte di Berlusconi condannato in via definitiva dai giudici italiani per un reato infamante e il parlamento italiano non sente vergogna per averlo lasciato governare per anni in manifesto conflitto di interesse, come dire sulle spalle degli italiani. Una parte degli italiani lo ha votato? Sì, ma solo una parte. La grande maggioranza degli italiani è disgustata dalla politica («Addio Silvio», The Economist del 10 agosto).
Uno dei più diffusi quotidiani italiani, che si dice liberale di sinistra, la Repubblica, ieri 9 settembre aveva i seguenti titoli: «Giunta, il Pdl chiede subito il rinvio», «Libero Quirico, cinque mesi nell’incubo-Siria – Assad sfida Obama: i nostri amici vi colpiranno» (titoli di prima pagina). «Caso Berlusconi, la sfida del Pdl – Serve un rinvio di sette giorni – Il Pd: Avanti secondo la legge – Senato parte con la relazione fiume di Augello» (articoli su due pagine, la seconda e la terza). «Grazia totale su pena e interdizione – l’ultima richiesta del Cavaliere al Colle – La vigilia compagnia dei figli, mercoledì videomessaggio su Forza Italia, Fondati dubbi sui giudici e il Pd deve riconoscerli». Due articoli: tutta la terza pagina. «Letta: basta con il caos permanente non mi faccio fermare dai veti – Ma Alfano: il caso Berlusconi esiste. Violante boccia il Cavaliere: Ricorso a Strasburgo infondato».
Due grandi articoli in sesta pagina. In quinta pagina pubblicità. Sul papa che digiuna in Piazza San Pietro piccolo articolo in tredicesima pagina. E che cosa dice il papa? «Fanno le guerre per vendere le armi». Proprio di questo occorrerebbe discutere.

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