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Editoriale

Decadenza, non è ancora finita

Curiosa vicenda, la decadenza di Berlusconi. Per qualche giorno, sembrava che come uno tsunami avrebbe travolto da un momento all’altro il governo. Stabilita la data del voto in giunta al 18, sembra che la questione sia ormai chiusa: si voterà la decadenza di Berlusconi e tutto finirà lì. Sbagliato. È ben vero che la politica anticipa gli esiti ultimi, ma bisogna sapere davvero come, dove e quando si approda. Con Berlusconi, si è chiuso solo il primo tempo. Il secondo tempo è certo, i supplementari probabili. E sullo sfondo ci sono i rigori, dati dalla decisione del giudice sull’interdizione dai pubblici uffici. I tempi e i modi della partita sono dettati dal regolamento sulla verifica dei poteri.

Il relatore Augello aveva iniziato tentando una mossa dilatoria con le pregiudiziali. Ma forse i suoi consulenti legali non avevano considerato che secondo le regole generali – applicabili in mancanza di disciplina speciale anche nelle commissioni – si apriva al rischio che la Giunta potesse decidere in tempi veloci: voto unico su tutte e tempi ridotti a un oratore per gruppo. Di qui la ritirata verso questioni non più pregiudiziali, ma «preliminari», riformulate all’interno di una proposta di convalida dell’elezione di Berlusconi.
Facciamo ora l’ipotesi che mercoledì prossimo si abbia il voto contrario alla proposta Augello. Questo non apre una via diretta all’aula. Si riparte daccapo, con la nomina di un altro relatore, preso dai gruppi che hanno espresso il voto contrario.

Ci sarà un’altra relazione, seguita da discussione e dichiarazioni di voto, e nuove occasioni di ostruzionismo e di rinvio strumentale. In particolare, può essere avanzata la richiesta di specifici atti istruttori, o di un comitato con funzioni istruttorie. Questo rallenterebbe molto i tempi di decisione. Bisognerà respingere questi tentativi, laddove praticati, perché nulla vi è da istruire. Alla base della dichiarazione di decadenza troviamo un fatto certo e indiscutibile: la sentenza definitiva di condanna.
È importante che il 18 si giunga già alla decisione di convocare la seduta pubblica, che il regolamento prevede. Per l’art. 14 il presidente della giunta, d’intesa con il presidente del senato, ne fissa il giorno e l’ora, di cui viene dato annunzio con apposito avviso comunicato alle parti ed affisso nell’atrio della sede della giunta. Dal giorno dell’avviso a quello della seduta pubblica debbono intercorrere almeno dieci giorni interi. Possono essere presentate memorie, nuovi documenti e deduzioni.

La seduta si apre, per l’art. 16, del regolamento con una esposizione del relatore, che riassume i fatti e le questioni senza esprimere giudizi. La parte – nel caso, Berlusconi – può farsi rappresentare da un avvocato o partecipare direttamente, e ha diritto di parola e di replica. Conclusa la discussione, la giunta si riunisce immediatamente in camera di consiglio per la decisione, che deve essere adottata subito o, in casi eccezionali, non oltre 48 ore (art. 17). La giunta può anche decidere un supplemento di istruttoria. Qualora non lo faccia, proponendo all’aula la decadenza, la relazione scritta, dopo essere stata approvata dalla giunta, deve essere presentata al senato entro 20 giorni dalla decisione. Solo a questo punto si giunge al voto dell’Aula.
Come si vede, un procedimento complesso, che può facilmente essere disseminato di trappole dilatorie. Nel caso Previti, la giunta elezioni della camera, dopo infiniti rinvii e discussioni, decise la seduta pubblica il 29 maggio 2007. La seduta si tenne il 9 luglio, e al voto d’aula – non più sulla decadenza, ma sulle dimissioni che Previti nell’imminenza del voto stesso aveva presentato – si giunse il 27 luglio. È ragionevole pensare che, anche votando in giunta già il 18 settembre, siano necessarie almeno alcune settimane prima del voto conclusivo dell’aula del senato.

Ma alla fine, si potrebbe dire, cosa cambia? Un dubbio viene. Si ritiene che la Corte di appello di Milano potrebbe rideterminare la pena accessoria in tempi anche molto brevi, già il 19-20 ottobre. In tal caso, la pronuncia potrebbe sovrapporsi alla decisione del senato, o addirittura precederla. Aggiungendo così un altro intricato nodo giuridico all’affaire Berlusconi. Quali ulteriori argomenti sarebbero prospettabili nei confronti della decisione giudiziale rispetto a quelli utilizzabili avverso la decisione dell’assemblea? Quale rapporto dovrebbe intercorrere tra la pronuncia del giudice e quella del senato? Avrebbe la prima effetto preclusivo nei confronti della seconda? Dovrebbero trarsene altre implicazioni? Inciderebbe in qualche modo una eventuale impugnativa in Cassazione?
Lasciamo per il momento ai legali di Berlusconi la risposta. Vediamo in arrivo per lui altre salate parcelle. Ma quel che ci preoccupa davvero è il costo per il paese e per le istituzioni di un impantanarsi della vicenda in trattative ambigue e impercorribili. Dunque, che la giunta faccia presto, e bene.

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